Come spesso succede, accendo il pc e subito trovo un messagio che dice più o meno così: “Hey, hai due minuti? Ti devo passare gruppo che spacca!”.
Certo che li ho i due minuti, e quelli di oggi sono stati due minuti spesi benissmo perchè Icky Mettle degli Archers Of Loaf è un disco stupendo e oggi l’ho ascoltato in loop per ore.
Gli Archers Of Loaf sono una band della North Carolina; si sono sciolti nel 1998 e quattro anni prima hanno pubblicato questo splendido disco d’esordio. Mi sono stati descritti come “i Dinosaur Jr. che suonano i pezzi dei Texas Is The Reason”. Io aggiungerei che lì in mezzo ci sono pure un paio di cose che ricordano i Pavement, ovvero quella capacità di rendere pop anche i giri di chitarra più spigolosi e le corde vocali e il modo di cantare tiratissimo che mi ricordano tanto quel mio amico di cui sopra.

1994 – 2008: ma dove sono stato tutto sto tempo?

(Grazie Nico)

Qui trovate Web In Front, la canzone che apre il disco. Pura goduria. Per il resto, se non riuscite a procurarvelo, scrivetemi!

BROTHOMSTATES – CLARO (WARP)

Brothomstates è l’anagramma di Bathroom Test ed è pure lo pseudonimo con cui il finlandese Lassi Pekka Nikko si diletta a fare musica IDM. IDM sta per Intelligent Dance Music e anche se non mi posso considerare un drago in fatto di IDM mi piace pensare che più o meno tutti una volta ci abbiamo avuto a che fare, magari quando l’amico nerd ci ha fatto sentire (sogghignando internamente) un disco di Autechre o Aphex Twin. Brothomstates non avrà sicuramente la fama e il fascino mainstream di questi ultimi due, ma sicuramente ci sa fare tanto che la Warp si è accorta di lui e lo ha scritturato. Mica roba da poco. Claro non è il suo ultimo disco, ma sicuramente è il più bello, il più complesso e il più affascinante. È pieno di ritmi downtempo, di atmosfere ambient, è un disco figlio del suo luogo di provenienza insomma e merita ben più di qualche ascolto da parte di amanti del genere o di topi da discoteca, intesa come il luogo dove si conservano i dischi, non dove si balla e ci si prova con le ragazze.

I’MSONIC RAIN – I’MSONIC RAIN

Ci sono due cose che faccio spesso e volentieri: navigare tra le decine di fornitissimi “mp3 blog” che si trovano in rete e andare a vedere più concerti che posso. E se ciò è indicativo del perchè, come direbbe mia madre, non ho ancora uno straccio fidanzata, d’altro canto mi permette di essere sempre più o meno aggiornato su quanto c’è di interessante da ascoltare e poi anche da vedere dal vivo. Capita poi che mi metta a scaricare, completamente a caso, l’album omonimo degli I’msonic Rain e, cercando informazioni su di loro, vengo a scoprire che abitano a un’ora di macchina da casa mia. E allora mi mangio i capelli per non averli mai visti dal vivo perchè questo piccolo disco autoprodotto è veramente un gioiellino DIY. E qundo dico gioiellino non esagero! Le ambientazioni sono le classiche del post-rock sperimentale quindi feedback, suoni lunghissimi, e-bow, saliscendi tortuosi, batterie piene di ambiente, il rumore della pioggia che sembra uscire dalle casse dello stereo. Il classico disco che se uno avesse la fidanzata, come sottofondo funzionerebbe alla grande, insomma!

MOVUS – MOVUS

Appena ho visto la copertina di Movus non ho resistito. Era troppo bella e non riuscivo a staccarci gli occhi di dosso. Chissenefrega se il nome Movus non mi dice niente! Scopro così che in Messico, a Guadalajara c’è questa band che suona post-rock à la maniera dei Mogwai, per intendersi. E insomma, da una band messicana ti aspetti tutto fuorchè le atmosfere crepuscolari, le chitarre con i riverberi lunghissimi e la batteria che sale e scende di dinamica che sei sempre lì attento perchè potrebbe succedere qualcosa da un momento all’altro. Cioè, d’accordo il non avere pregiudizi ma io una band del genere la identificherei in quattro o cinque ragazzi scozzesi, o finlandesi o del Massachusetts. Ecco fatto questo outing sulla mia ristrettezza mentale, non posso non crogiolarmi ad ascoltare Movus, per tutta l’ora di durata, con gli occhi chiusi e pensare che prima o poi le band post-rock conquisteranno il mondo e tutto sarà più bello e le radio passeranno singoli di quindici minuti senza nessun cantato e Vincenzo Mollica intervisterà i Cult Of Luna dopo il telegiornale e a Sanremo vinceranno i Giardini Di Mirò…

VON SPAR – VON SPAR

Questo è un disco che potrebbe essere tranquillamente uno dei dischi più belli di tutto l’anno. È quel tipo di album altamente derivativo, dove se uno si mette lì con un po’ di attenzione, una matita e un bloc notes esce con una lista di gruppi che vi ha riconosciuto che non finisce più. È anche il classico disco da non consigliare a chi la musica la consuma e non la ascolta, a chi non ha la pazienza di ascoltare e riascoltare alla ricerca di nuovi livelli di lettura. È un disco nel quale io ci ho sentito i Sunn 0))), i Godflesh, i Neurosis, gli Einsturzende Neubauten, il kraut-rock ma a tratti si trovano delle influenze acid-jazz o addirittura tribali. La classica cosa da lasciarmi stordito per tutta la giornata e pure per quella seguente e per quella dopo ancora. Von Spar è diviso in due parti, i due lati del vinile, ovviamente, una di ventidue minuti e una di quasi diciotto. Un’impresa difficilissima senza un adeguato allenamento, ma magari dopo essersi fatti l’orecchio con gli altri dischi recensiti in questo numero la salita diventa meno aspra.

 

 

Stamattina, in un eccesso di zelo, entusiasmo e chi lo sa che altro, ho deciso di aprire un mio account su del.icio.us.
Nella mia pagina personale troverete la lista dei miei segnalibri con i link ai miei articoli e blog preferiti.
Meglio tardi che mai.

Siamo a fine gennaio e come ogni fine gennaio arriva il Giorno della Memoria.
Siccome, lo dimostrano anche alcuni post che ho scritto nei giorni scorsi, sembra che la memoria, qui da queste parti, molte persone ce l’abbiano veramente corta, consiglio un paio di letture trovate qui e là.

Il futuro di chi ha memoria di Leonardo

La pallottola di Giulia

Postilla numero uno: in realtà le letture non sono trovate qui e là casualmente, ma trattasi di due blog che consiglio a tutti di seguire.
Postilla numero due: sono fermamente convinto che in molti casi non si tratti di memoria corta ma di vera e propria ignoranza, sia nel senso etimologico del termine che in quello più comune. Molte persone non conoscono i fatti e la storia, vuoi perchè non gli è stata insegnata e vuoi perchè evidentemente non l’hanno ritenuto interessante. Altre persone, invece, e molti politici tra queste, sono ignoranti proprio nel senso che di materia cerebrale, in quei crani, ce n’è veramente poca.
TREVISO – Una 18enne trevigiana, coordinatrice dell’Unione degli Studenti, è stata aggredita mentre viaggiava in treno da due sconosciuti che le hanno disegnato a forza su un braccio una croce celtica. Lo rende noto la stessa Unione degli Studenti (UdS), precisando che la ragazza, Ludovica Bragagnolo, ha presentato alla Polfer una denuncia contro ignoti.



Sono sempre più convinto che ormai Treviso stia diventando un’enclave irrecuperabile. Dopo le brillanti sparate del consigliere comunale leghista che proponeva metodi di rappresaglia per punire gli “extra” che rompevano le scatole agli italiani, ora questi due ignoranti picchiano la ragazza rea di non avere le loro stesse idee politiche.La cosa surreale è che
“I due sconosciuti sarebbero stati attirati dal fatto che la giovane canticchiava “Bella Ciao”.”
È come se io decidessi di prendere a ombrellate nei denti ogni ragazzino del cazzo che becco a canticchiare i Tokyo Hotel. Certo, magari mi è passata più volte per la testa l’idea, ma tra il pensare e l’agire ci dovrebbe essere quella specie di filtro chiamato “buonsenso” aka “rispetto” di cui spesso e volentieri le persone non sono dotate. Se a questo ci aggiungiamo un’ignoranza congenita derivata dal fatto anche solo di proclamarsi nazi nel 2008 il gioco è fatto.
Canti Bella Ciao? E io ti picchio!
Sei negro? Torna a casa tua!
I rumeni? Tutti ladri e stupratori!
Albanesi e marocchini? O spacciano o vendono accendini nelle stazioni!Ma è così complicato il concetto di interculturalità, dico io? Certo, mi rendo conto che certe persone manco la sanno leggere la parola interculturalità ma insomma.



* Un premio a chi coglie la citazione. Senza Googlare, ovviamente!
Non vedevo l’ora. Uno dei pochi concerti per cui stavo veramente tenendo il conto dei giorni che mancavano all’evento. Ieri sera invece, capita che inizio a gironzolare per Myspace e scopro che la data degli Earth a Padova è stata annullata.
Il modo migliore per iniziare alla grande un nuovo anno di concerti sarebbe stato vedere una delle band più influenti e seminali della scena doom/drone e invece, come si suol dire, rimango con un pugno di mosche. Si suol dire così, vero?





Ben Weinman è il leader dei Dillinger Escape Plan e qualche settimana fa ha scritto per Alternative Press un interessante articolo riguardo il ruolo del manager nelle band.
Questo è il link. Se suonate in una band credo sia utile che leggiate e riflettiate, onde evitare di prendere i Finley come esempio da seguire.

(via Neuroprison)

Se avessi nove vite, questi sono i luoghi e i periodi storici in cui avrei voluto viverle:

V-IV secolo a.C., Grecia – L’epoca dei grandi filosofi, Socrate, Platone, l’Accademia.

XIII secolo, Firenze – Quando Dante scrive la Divina Commedia.

XV secolo, Europa – Conoscere i grandi del Rinascimento come Leonardo, Erasmo da Rotterdam, Galileo.

XVII secolo, Stoccolma – Sono curioso di scoprire com’era un paese di cui in Italia non si sa molto, a livello di storia e cultura. Il 1600 è il periodo di maggior grandezza della dinastia Vasa.

XVIII secolo, Stati Uniti – All’epoca della Rivoluzione Americana.

Anni ’20, Francoforte – Entrare nel giro di Adorno, Marcuse, Benjamin e degli altri.

Anni ’40-’50, Stati Uniti – Fare il coast to coast da Boston alla California come Sal Paradiso e Neal Cassady.

1968, Parigi – Vivere il movimento studentesco e la lotta giovanile.

Anni 90, Seattle/Chicago – Suonare in una band grunge o far parte della scena emo di Chicago.

Durante la compilazione di questo post il rammarico di non aver studiato Storia all’Università è diventanto ancor più grande di quel che già era. Peccato che le cose io le capisca sempre mesi, se non anni dopo.
Ringrazio Alexandra e Giulia per l’idea!

ALCEST – SOUVENIRS D’UN AUTRE MONDE (PROPHECY PRODUCTIONS)

Ascoltare Souvenirs D’Un Autre Monde è come chiedere ad un bambino di tre anni di disegnare il mondo, o di rappresentare un sogno. Allora il bambino prenderà i pastelli, l’album da disegno ed inizierà a riempire il foglio di colori, raggi di sole, creature inventate lì per lì, figure allo stesso tempo armoniose e inquietanti. Trasposizioni oniriche della realtà che percepisce, comunque. Questo disco è fatto seguendo lo stesso principio. Neige, l’identità che si cela dietro al progetto Alcest è proprio come un bambino che gioca coi suoni, con i rumori, con i ricordi dei dischi black metal che ascoltava anni addietro e con le sensazioni che gli regalano i luoghi in cui vive. Souvenirs D’Un Autre Monde è tutto un susseguirsi di chitarre acustiche, distorsioni shoegaze, batterie vanagloriose, voci suadenti e melodie delicate. È un piccolo mondo moderno fatto di note che quando lo ascolti te lo vedi davanti il bambinetto che ti sventola il foglio, orgoglioso della sua opera. E subito i grandi se lo passano di mano in mano, analizzano, tentano di estrapolare quando alla fine basterebbe solo lasciarsi trasportare e tutto sarebbe chiarissimo.

STONES FROM THE SKY – NEUROSOUND COMPILATION VOL. 1

Succede raramente, ma quando succede è bellissimo. Succede di scovare nel sottobosco musicale italiano delle perle bellissime. Succede che dei ragazzi che gestiscono un forum si diano da fare e pubblichino una compilation che raccoglie tutti i migliori gruppi post-rock, post-core, post-tantealtrecose italiani. Basta andare su http://neuroprison.blogspot.com per poter scaricare gratuitamente i due dischi, X e Y che compongono questa raccolta. Oltre, ovviamente all’artwork in formato pdf. Gruppi ben noti agli amanti delle sonorità cupe, come Vanessa Van Basten, One Starving Day e Lento, si mescolano ad altri astri nascenti come Last Minute To Jaffna, Orbe e soprattutto Three Steps To The Ocean. Un tuffo nell’oscuro, un’immersione attraverso fondali tenebrosi e pesanti, per riportare alla luce alcuni dei più bei tesori italiani, autori di un genere difficile quanto affascinante. Per tutti gli amanti di Neurosis, Isis, Cult Of Luna e Today Is The Day sarà cosa dolce e piacevole scoprire di avere vicino a casa una “scena” così qualitativamente e quantitativamente pregevole.

WU-TANG CLAN – 8 DIAGRAMS (WU MUSIC/MOTOWN)

Quando dollari, fama e tragedia ti travolgono poi non è difficile riuscire a essere graffianti come prima. Se sei il Wu-Tang Clan però non è affatto impossibile licenziare uno dei migliori dischi hip-hop degli ultimi anni. In sei anni ne sono cambiate di cose. Più o meno tutti i membri del Clan si sono costruiti una solida carriera solista, chi con fortuna chi meno. ODB non c’è più e il fatto che 8 Diagrams sia il primo disco dopo la sua scomparsa carica di significati extra-musicali un lavoro di RZA, di Method Man e del resto della combriccola. Brilla su tutti Ghostface Killah mentre il lavoro degli altri procede a stento, costellato di campioni di chitarre buttati qua e là. Campioni di chitarre di John Frusciante, tra l’altro, forse troppo preso dal lavoro con il Wu-Tang Clan per riuscire a scrivere uno straccio di canzone decente con il suo gruppo. Ma questo è un altro discorso. Le liti e i i problemi in fase di produzione si sentono tutti nell’andamento altalenante del disco ma nonostante ciò questo è un album che può concersi il lusso di guardare dall’alto quasi tutto ciò che di hip-hop si vede e si sente in TV.

SEAWORTY – MAP IN HAND (12K)

Quanto mi piacerebbe possedere una delle prime copie di Map In Hand! La prima tiratura fu di 128 copie, numerate a mano e serigrafate singolarmente una diversa dall’altra. Oltre che per il packaging, quest’album spacca anche per i contenuti. Allo stato attuale è uno tra i miei dischi ambient preferiti. È così etereo, così placido. È composto per la maggior parte di drone, feedback e di field recording. Successivamente ne uscirono altre versioni, fino all’ultima, quella che sto ascoltando. Quella più scarna, quella dove domina l’ambiente, dove domina l’arte di andare in giro con il registratore portatile e catturare il suono del momento di quel dato luogo e inbrigliarlo in una struttura fatta di chitarre e synth. Ecco, descritto così potrebbe sembrare un po’ come quelle figurine rarissime, di quando da piccoli si faceva la raccolta dei calciatori panini. Un tesoro inestimabile per chi la trova ma della stessa utilità Quando trovi Map In Hand e lo ascolti sei felicissimo, ma un po’ triste perchè sai che non frega niente a nessuno.

Questo articolo, che occuperà per il mese di dicembre lo spazio solitamente dedicato al “Disco del mese”, è dedicato a tutti coloro che ritengono che il lavoro del recensore, nel duemilasette, sia come il lavoro del commercialista di Berlusconi, cioè una farsa.
Dico questo, con una punta d’ironia, perchè credo che parlare di dischi al giorno d’oggi sia difficile e molte volte più che passione si tratta di una qualche forma di masochismo. Si, intendo proprio dire che la stragrande maggioranza dei dischi che escono al giorno d’oggi fa schifo. Letteralmente schifo.
È colpa dell’Industria Musicale e del suo indotto aka le tv musicali, le riviste musicali e praticamente ogni cosa che rientri nel giro del music business se ogni giorno abbiamo una “next big thing”. Prendiamo i Klaxons. I Klaxons sono un gruppo di imbecilli che dal vivo non sanno suonare le cose che hanno registrato o scritto (o che qualcuno ha fatto per loro) e che da un anno circa sono in vetta alle classifiche inglesi, ci martellano su MTV. Com’è possibile? La critica si divide tra detrattori ed adoratori. I ragazzini iniziano a vestirsi con delle improponibili magliette fluorescenti e centinaia di band-cloni spuntano all’orizzone come i tripodi de “La guerra dei mondi”. I video diventano tutti uguali.
Sta accadendo alla musica ciò che è accaduto alla televisione italiana diversi anni fa. Svuotata di contenuti è divenuta un sottofondo per le massaie e un rimbambitore per gli adolescenti.
Ecco perchè a dicembre ho deciso di fare il mio personalissimo sciopero del “Disco del mese”. E avrei potuto farlo anche per molti dei mesi precedenti. In realtà i bei dischi escono ancora. Eccome se escono! Solo che la maggior parte della gente non lo sa. Chi ha un minimo di cognizione di causa saprà che in Italia ci sono i Settlefish piuttosto che Le Luci Della Centrale Elettrica. Per tutti gli altri il gruppo dell’anno saranno i miei quasi compaesani Lost, pop-emo band che galoppa sull’onda lunga dei Finley: grotteschi come la copia di Venezia che sta a Las Vegas.
Ora non vorrei che questo ragionamento venisse scambiato per snobismo o per una sorta di “si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio”, anzi. Ben venga il digitale che permette a tutti di registrare un album a prezzi contenuti. Ben vengano i myspace che permettono alle band di promuoversi e organizzarsi i concerti. Il problema è il senso del limite che si sposta sempre un po’ più in là del dovuto. Si bada alla forma più che al contenuto. Siamo partiti dai Take That e dalle Britney Spears, e forse ben prima, per finire a scimmiottare generi e sottoculture della musica rock che prima ci appartenevano ed ora di punto in bianco le vediamo banalizzate e infiocchettate accanto a veline sculettanti. Permettete che mi girino i maroni.
La cura a questo cancro musicale esiste e si chiama “Darwinismo musicale”. Una teoria dell’evoluzione al contrario. Se ti sei bellamente rotto i coglioni delle band di incapaci che popolano i palchi della tua città e infestano i tuoi profili myspace, non andare ai loro concerti, non fare l’ipocrita e far loro i complimenti, non comperare i loro dischi e le loro magliette. Non andare a sentire quel sensazionale quanto mai-sentito-prima gruppo che sta infiammando da due settimane tutti i locali più in di Londra e del quale non sentirai mai più parlare in futuro. Non credere a chi ti parla di “nuovo rinascimento musicale”. Chiudi il rubinetto monetario alle case discografiche e tutto questo in un battibaleno finirà. Buon duemilaotto a tutti, anche a quelli che ho poc’anzi coperto di insulti.

del.icio.us

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