Prima o poi doveva succedere. Non sono mai andato a vedere gli Smashing Pumpkins dal vivo, ché l’ultima volta che sono venuti in Italia stavo in botta per Master of Puppets e poco altro. Speravo comunque che non mi sarebbe mai più toccato di vederli dal vivo. Perchè le reunion non funzionano, perchè si sente sempre una certa puzza dietro ste cose. E non importa se sono una delle mie band di riferimento, se li ho sempre preferiti a tutta la scena grunge, se Billy è/era una specie di semidio pagano alto e pelato. Non li volevo vedere. Non avevo nemmeno preso il biglietto per il 16 giugno. Salvo poi raccattarne uno aggratis e quindi…
Perchè in fondo so già come andrà a finire. So già che sabato quello scialbo alone di mito che ancora mi circonda i Pumpkins svanirà. Perchè ci saranno cinquantamila persone con gli accendini, con le mani nei capelli, sarà il festival del sing-along. Un immenso karaoke collettivo. Un concerto di Vasco praticamente.
Sarà che prima ci sono gli Incubus e poi gli Aerosmith. Sarà che le nuove canzoni fanno pietà. Boh. Provo la stessa sensazione che si prova prima di andare dal dentista, che ci vai perchè-sai-che-è-la-cosa-giusta ma sotto sotto ti immagini già tra le fiamme degli inferi, a soffrire come un cane.
Sentiremo il duo Billy – Jimmy che macinerà decibel, sfornerà sempreverdi hit e piccole chicche per fan dell’ultima ora e maniaci adoratori delle zucche. Che poi sarei io. Vedremo il nuovo chitarrista, che subito paragoneremo al suo predecessore e ci apparirà anonimo come un disco dei Bloc Party. Faremo la radiografia della nuova bassista, un po più bassina di Melissa e D’Arcy ma a quanto pare messa meglio a carrozzeria.
Ci scambieremo pareri contrastanti sulla scaletta, sulla scenografia, sulle tuniche che manco i Sunn O))), sulle chitarre che ha usato e non ha usato, sui suoni…
Poi si torna a casa, si mette Siamese Dream e si torna sereni.

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