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Questo è un post congiunto tra Apocope e six feet over/under. Tratta di un tema che ci sta molto a cuore, e che pensiamo possa e debba stare a cuore anche a molti altri blogger e musicofagi come noi.

Sentiti libero di copiare questo post e riportarlo nel tuo blog o di linkarlo, se ritieni di essere d’accordo con quanto scritto qui.

Riportiamo una piccola parte, molto significativa, di WHEN PIGS FLY: THE DEATH OF OINK, THE BIRTH OF DISSENT, AND A BRIEF HISTORY OF RECORD INDUSTRY SUICIDE, un articolo pubblicato da Rob Sheridan sul suo blog demonbaby lo scorso 24 ottobre.

Rob Sheridan è un giovane grafico, fotografo e videoartist che collabora da tempo in strettissima maniera con i Nine Inch Nails. Abbiamo deciso di tradurre la parte conclusiva e “programmatica” del lunghissimo articolo per i pigri e per quelli che con l’inglese ci fanno a cazzotti. Chiaramente la cosa migliore da fare è andare direttamente alla fonte e leggere tutto quanto. Illuminante, soprattutto perchè viene da una persona che lavora e ha lavorato a stretto contatto con artisti e major e che ha una chiara visione di ciò che il music business è stato e, probabilmente, sarà.

[…]

Allora, cosa possiamo fare tu ed io per aiutare ad aprire la porta sul mondo nuovo? La bellezza di Oink era il modo in cui i fan si sono presi carico, di propria spontanea volontà ed in maniera iper-efficiente, dei ruoli di distribuzione che alle etichette sarebbero tradizionalmente costati milioni di dollari. Gli amanti della musica hanno dimostrato che sono disposti a spendere tempo ed energie nella musica più di quanto siano disposti a spendere soldi. È tempo di mostrare agli artisti che non c’è limite a ciò che un vitale bacino di fan su internet è in grado di realizzare, mentre tutto quello che chiederanno mai in cambio sarà della musica. Ed è tempo di mostrare alle etichette che si sono lasciate sfuggire un’immensa risorsa non accogliendo queste occasioni a braccia aperte quando ne avevano l’opportunità.

  1. Smetti di comprare musica dalle major. Punto. L’unico modo per imporre un cambiamento è colpire le etichette dove fa male: nei profitti. Le grandi etichette in questo momento sono come Terry Schiavo – sono collegate a delle macchine che le tengono in vita, sbavano in stato di coma, mentre dei tizi con capelli bianchi e vestiti eleganti tentano di cambiare le leggi per mantenerle in vita. Il fatto è che qualunque persona razionale vede che ormai è troppo tardi e che è tempo di staccare la spina. In questo caso, il cavo sono i nostri soldi. Cerca quali etichette appoggiano o sono membri della RIAA e di simili associazioni in favore del copyright e non dare loro sostegno in qualsiasi modo. The RIAA Radar è un ottimo strumento per sapere quali etichette ne fanno parte. Non comprare CD, non comprare da iTunes, non comprare da Amazon, etc. Ruba tutta la musica che vuoi, se viene pubblicata da una major. È semplice, e nonostante la politica di terrore attuata dalla RIAA può essere fatto senza pericolo, specialmente se sempre più gente lo fa.

    Invia delle lettere a queste etichette, e alla RIAA, spiegando con calma e professionalità che non sosterrai più i loro affari, per le loro testarde politiche atte a spaventare gli appassionati di musica, e per la loro incapacità di presentare una soluzione lungimirante per la distribuzione digitale. Dì loro che sei convinto che il loro modello di business è obsoleto, e che sono finiti i giorni in cui le compagnie possiedono il lavoro degli artisti. Spiega chiaramente che continuerai a sostenere direttamente gli artisti in altri modi, e spiega MOLTO chiaramente che la tua decisione è il diretto risultato delle azioni e omissioni della casa discografica in merito alla musica in formato digitale.

  2. Sostieni direttamente gli artisti. Se un gruppo che ti piace è costretto a rimanere sotto major, ci sono una miriade di modi con cui puoi sostenerlo senza comunque comprare i loro CD. Parla di loro con tutti quelli che conosci – metti in piedi un sito del gruppo, se sei un vero appassionato. Vai ai loro concerti quando vengono nella tua città, compra magliette e altro merchandise. Un piccolo segreto: qualunque cosa venduta dal gruppo che non contenga musica è fuori dal controllo dell’etichetta discografica e sostiene economicamente l’artista molto più di quanto non possa fare l’acquisto di un CD. Magliette, poster, cappelli, portachiavi, adesivi…

    Manda una lettera al gruppo, e dì loro che non hai più intenzione di comprare la loro musica anche se continuerai ad ascoltarla, facendo passaparola e sostenendola in altri modi. Dì loro che hai preso questa decisione perché stai tentando di imporre con la forza un cambiamento all’interno dell’industria musicale, e che non contribuirai economicamente al sostentamento di etichette affiliate alla RIAA che possiedono la musica dei propri artisti.

    Se ti piacciono gruppi che pubblicano per piccole etichette indipendenti e non affiliate alla RIAA, compra i loro album! Sosterrai la band che ti piace e anche il duro lavoro di persone che mettono passione nelle loro piccole etichette discografiche rivolte al futuro. Se ti piacciono gruppi completamente indipendenti che producono e pubblicano musica con le proprie forze, sostienili il più possibile! Paga la loro musica, compra il loro merchandise, parla di loro con i tuoi amici e aiutali nella promozione online – dimostra che una rete di fan entusiasti è la miglior pubblicità che una band possa chiedere.

  3. Diffondi il messaggio. Fai avere questo messaggio a quante più persone possibile – scrivilo sul tuo blog, sul tuo MySpace e, cosa più importante: dillo ai colleghi di lavoro, ai famigliari, ai tuoi amici, alla gente che magari non ha la tua stessa familiarità con internet. Insegna loro come usare i torrent, mostra loro da dove possono prendere musica gratuitamente. Spiega loro come sostenere gli artisti facendo morire di fame le major, chi dovrebbero sostenere e chi non dovrebbero aiutare.

  4. Diventa politicamente attivo. Il modo più veloce per porre fine a questa situazione senza senso è cambiare le leggi che regolamentano la proprietà intellettuale. Le major influenzano i politici per manipolare le leggi sul copyright nei loro interessi, quindi noi elettori dobbiamo influenzare i politici per gli interessi della gente. Contatta i tuoi rappresentanti locali. Spiega loro educatamente e chiaramente che credi che le leggi sul copyright non riflettano più gli interessi della gente, e che non voterai per loro se continueranno ad appoggiare gli interessi della RIAA. Consiglia loro di portare proposte di legge che aiutino a cambiare le leggi superate e le abnormi sanzioni che promuove la RIAA. […]

Ora che Oink è stato chiuso mi chiedo dove andrò per scoprire nuova musica. Tutte le opzioni esistenti, in modo particolare quelle legali, a confronto sono deprimenti. Mi chiedo quanto tempo debba passare prima che tutti possano legalmente sperimentare quel tipo di nirvana musicale a cui gli utenti di Oink erano abituati. Non sono troppo preoccupato – sicuramente nascerà qualcosa di ancora migliore dalle ceneri di Oink, e la RIAA riponderà con altre cause ed altri processi e il ciclo si ripeterà ancora ed ancora, fino a che l’industria musicale non morirà dissanguata.

E allora tutto quanto potrà cambiare, e sarà nelle mani degli artisti, dei fan e di una nuova generazione di imprenditori il potere di decidere come funzioneranno gli affari nel mondo della musica. Che tu sia d’accordo o meno, questo è un dato di fatto. È inevitabile – perchè la determinazione dei fan nel condividere e scambiarsi musica è molto, molto più forte della determinazione delle multinazionali nel fermare tutto questo.

Sulla scia del post precedente, vorrei lanciare un sondaggio a voi, pochi ma fedeli lettori di SFOV (che poi siete, di norma e con rare eccezioni, le persone con cui esco di solito per cui sta cosa ha veramente poco senso ma mi va di farla lo stesso).
Il fatto è questo: come ho espresso più volte, il 2007 è stato l’anno delle reunion e il trend pare continuare.
Dai mostri sacri del rock alle band di culto che pochi conoscono è tutto un fiorire di vinili da rispolverare, cd da ritrovare sotto il mucchio, mp3 finiti in cartelle nascoste da qualche parte nell’hard disk.
Ora,  sarebbe divertente  per me sapere quali sono le band che vorreste vedere riformate.
Per mille motivi tipo siete dei pischellini e quando loro facevano i concerti voi eravate ancora in divano con la fiesta, il succo di frutta e bimbumbam; tipo che non sono mai venuti in Italia e voi non siete mai andati fino a Boston per vederli suonare; tipo che li avete scoperti quando ormai era troppo tardi. Cose così insomma.
Valgono tutti i tipi di band senza numero limite e se accanto al nome ci scrivete anche una motivazione vale doppio!

Yes, it’s true…
AT THE GATES will reunite for some shows next summer (2008).

The following festival dates are confirmed so far:
04-06 july – Ruis Rock, Finland
31july-02 aug – Wacken Open Air, DE
15-17 aug – Bloodstock, Derby, UK

But there’re more shows to come….

Guitarist Anders comments on the re-union:
“Well, it felt like the timing was right for once. We have been talking about a possible reunion for years now, but this was the first time everything fell into place.
For me personally, it feels like getting closure. The break-up over ten years ago was abrupt and left a bad vibe between us that took years to get over.
I feel that we have a better relationship today and a more relaxed approach to who we are and what we do. It feels like the time is right to get together and play some shows. Try to catch us live in summer 2008. It could be your last chance”

 

www.atthegates.se
www.myspace.com/atthegatesband

Detto questo, smetterò di tagliarmi i capelli oltre che la barba e ci si vede dal 31 luglio al Wacken!

So che quando l’amico vi propone di andare alla discoteca e voi, in mancanza di migliori alternative dovute alla vostra scarsa permeabilità ai rapporti interpersonali, accettate, la prima cosa che direte sarà: – Si ok, però vengo con la mia macchina che forse poi devo tornare prima oppure, metti che cucco, la porto a fare un giro! So benissimo che l’automobile è una gran comodità, qui nella provincia dell’impero.
La mancanza di mezzi di trasporto pubblici è una piaga. L’arretratezza del sistema italiano è veramente ridicola. Per andare da un paesotto all’altro con l’autobus mi ci potrebbero volere anche due ore. Prendo l’auto e in un quarto d’ora sono a destinazione.
Però dai, i week end, quando uscite in compagnia prendete l’auto a turno. Non occorre arrivare al concerto o al bar con sedici macchine diverse. Non è mica che poi a mezzanotte escono le strappone con le hot pants, si mettono in mezzo alla carreggiata e danno il via col fazzolettino a furiose gare all’ultima sgasata. E anche se fosse, son cose da tamarri! Lasciate perdere!
Insomma, molti lo praticano senza saperlo, molti altri lo fanno di proposito. Per quelli che non ne conoscono l’esistenza ecco, leggete qui.
Esistono organizzazioni e portali che mettono in comunicazione diversi utenti (si dice utente, di una persona che partecipa al car pooling?, nda). Vai a Milano al concerto? Bene! Magari c’è qualcuno che fa la tua stessa strada! Dividete la benza e l’autostrada ed è fatta! Magari è pure gnocca e single! Si sa mai nella vita eh!

 

Ecco, è stato ieri notte, mentre mi trovavo a letto con il mal di pancia, che il fratello mrcury se ne esce con il link del mese. O dei prossimi due mesi. Praticamente ci siamo entrambi iscritti al National Novel Writing Month, il NaNoWriMo, per gli amanti delle sigle. Il NaNoWriMo è una specie di competizione non competitiva per scrittori, che, a partire dal 1 Novembre, si daranno alla prosa matta e disperatissima nell’arduo tentativo di completare, in trenta giorni, un romanzo di almeno cinquantamila (50000) parole.
È un po’ come quelle corse podistiche di paese, dove tutti partecipano col proprio passo e con la tuta da ginnastica che ancora odora di naftalina e alla fine non c’è un vero e proprio vincitore. Tutti coloro che arriveranno alle cinquantamila battute si potranno fregiare di tale titolo, ma sotto sotto l’importante è partecipare che tanto poi al rinfresco post-sfaticata di pane e salame ce n’è per tutti.
Personalmente sono ancora molto indeciso su ciò che mi accingerò a scrivere, aka brancolo nel buio più totale ed oscuro. Sto facendo mente locale per una possibile trama, dei personaggi, una vicenda, un periodo storico, un genere. Zero. In realtà mi sto ancora chiedendo per quale motivo mi sia lasciato trasportare in quest’azzardo che, già so, si porterà via le mie nottate e pure del preziosissimo tempo che dovrei dedicare alla tesi. Tant’è. Nonostante tutto è pur sempre una buonissima occasione per iniziare a scrivere quel beatissimo romanzo che non ho mai iniziato, per vedere se veramente ne sono capace e magari per conoscere qualche giovane figliuola intellettuale australiana o inglese o statunitense o chi più ne ha più ne metta.
Perciò, se qualcuno ha qualche idea (si, anche voi che arrivate su questo blog cercando “donne che leccano i coglioni” o “riverniciare una carrozzeria”, so che ci siete, vi conosco, vi osservo!), beh, dicevo, ogni spunto o consiglio è ben accetto. Veramente. Poi, eventualmente, divideremo il pane, il salame e la gloria!

 

Non sono i Radiohead ad essere orfani delle major, bensì le cazzo di major ad essere orfane dei Radiohead.
Non è una questione di fanatismo, da parte mia, quanto più un guardare la realtà delle cose con una prospettiva concreta ed attuale.
I Radiohead sono, obiettivamente,  una delle più grandi band al mondo; negli anni hanno conquistato una propria statura ed una propria integrità artistica che ora, scaduto il contratto con la EMI, li mette nella posizione di decidere nella più totale libertà, come distribuire e vendere la propria musica e i propri prodotti. “E le etichette tremano”.

BLAQK AUDIO – CEXCELLS (INTERSCOPE RECORDS)

Certo, ammetto che fa strano sentire Davey Havok cantare su delle basi che si potrebbero sentire benissimo all’autoscontro della sagra di paese, però con un po’ di sorpresa mi scopro ad ammettere che il risultato non è affatto male. Sicuramente meglio dell’ultimo indecente album degli AFI, la band californiana dalla quale Havok e il chitarrista Jade Puget provengono. Già negli ultimi due lavori degli AFI si notavano delle prime timide sperimentazioni elettroniche e, con il side project Blakq Audio i due ci han dato dentro. Atmosfere che vagano tra l’industrial à la Nine Inch Nails e gli ultimi Depeche Mode, quelli più danzerecci, con delle parti di Euro-disco molto anni ’90, cioè molto tamarre. E qui iniziano i problemi. Mi scopro ad apprezzarle certe tamarrate! Quelle casse secchissime, quei synth finti, quelle rullate che neanche in un pezzo di Corona (la cantante, non il galeotto, nda). CexCells non sarà il disco dell’anno e forse nemmeno del mese ma è una produzione curiosa che incuriosirà senz’altro i fans degli AFI (i pochi rimasti) e farà loro capire a cosa stavano pensando Davey e Jade mentre registravano Decemberunderground!

Voto: 6/10

FOO FIGHTERS – ECHOES, SILENCE, PATIENCE AND GRACE (ROSEWLL/RCA)

I Foo Fighters mi hanno abituato ad un livello qualitativo talmente alto che quando fanno un disco forse un po’ sotto le mie aspettative sento dire da tutti che è un capolavoro! Mi spiego meglio: i suoni sono da brividi, le canzoni funzionano, la voce di Dave Grohl è ai massimi storici. Però mi pare manchi un po’ di quella sana cattiveria, di quella voglia di urlare contro tutto e tutti che anche a più di quarant’anni sembrava non abbandonare mai il nostro eroe. Ci sono un sacco di chitarre acustiche, un’ospitata di Miss Kaki King, la sacerdotessa del tapping furioso, una canzone dedicata ai minatori di Beaconsfield che, intrappolati nella miniera decine di metri sotto terra se la facevano passare ascoltando i Foos. Nonostante tutto non riesco a godermelo come mi son goduto altri loro album. – Cazzi tuoi! – direte voi. Giustamente, il problema non sono certo i Foo Fighters, ma il sottoscritto, rimasto spiazzato da questo rockettone grosso e potente, da tutte queste ballatone che da uno che ha fatto il diavolo in un film dei Tenacious D non ti aspetti. Sembra un disco dei Pearl Jam. E non è un complimento.

Voto: 6,5/10

MY AWESOME MIXTAPE – MY LONELY AND SAD WATERLOO (I DISCHI DE L’AMICO IMMAGINARIO/MY HONEY RECORDS)

La prima (e per ora unica) volta che incontrai Paolo Torreggiani, il deus ex machina dietro ai MAM, stava scendendo dalla sua macchina e pensai tra me e me: “Perdio! Ho ingaggiato un gruppo pop e mi sono arrivati i Mars Volta! Mitico!”. Una volta tornato coi piedi per terra scoprii che Paolo e Omar Rodriguez Lopez hanno in comune solo gli occhiali e la chioma riccioluta. “Noi facciamo pop per ragazzine” mi disse. Non proprio roba da Mars Volta. Il pop per ragazzine però è fatto tremendamente bene. Ci sono le batterie plasticose, le chitarrine giuste, la voce molto nasale, i cori che ti prendono, la cassa che batte. “My Lonely And Sad Waterloo” è comunque un album dal mood molto triste, profondo, sentito, costruito attorno al significato della sconfitta, analizzata nei suoi molteplici aspetti. È un album adolescenziale, fatto da chi nell’adolescenza ancora ci sguazza e quindi con un’onestà e freschezza che non è molto facile trovare in giro, di questi tempi. Un disco da avere, una band da seguire, senza alcun dubbio!

Voto: 7/10

PLASTISCINES – LP1 (VIRGIN RECORDS)

Esperimento: quante volte riuscirà il nostro giovane recensore a parlare dell’aspetto fisico di queste quattro avvenentissimissime fanciulle parigine piuttosto che parlare del loro cd, LP1? Le Plastiscines, come già detto sono delle notevolissime ragazze francesi che suonano una sorta di garage-pop molto poco garage, con testi allegri, ironici e divertenti. Cantano un po’ in inglese e un po’ in francese, per non farsi mancare nulla e sono da ritenersi il peggior colpo basso che una major possa fare a noi maschietti che ascoltiamo il rock’n roll! Le canzoni sono tutte molto orecchiabili, con un sacco di coretti botta-e-risposta, le chitarre grezze per finta e la batteria minimale che fa il suo dovere. Insomma, non proprio il gruppo ideale per un metallaro ma credo che nemmeno i fans di Nikki and the Corvettes apprezzeranno questo ennesimo tentativo da parte di una multinazionale dei dischi di prendere e infiochettare per bene quattro stupende ragazze e venderle come il fenomeno rock’n roll del momento. Ecco, ho finito la recensione, ho dato contro alle major e son riuscito a recensire quattro ciccine citando solamente quattro volte il fatto che sono ciccine. Cinque. Meno lucidalabbra e più contenuti, please!

Voto: 4,5/10

 

 

 

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