BLAQK AUDIO – CEXCELLS (INTERSCOPE RECORDS)

Certo, ammetto che fa strano sentire Davey Havok cantare su delle basi che si potrebbero sentire benissimo all’autoscontro della sagra di paese, però con un po’ di sorpresa mi scopro ad ammettere che il risultato non è affatto male. Sicuramente meglio dell’ultimo indecente album degli AFI, la band californiana dalla quale Havok e il chitarrista Jade Puget provengono. Già negli ultimi due lavori degli AFI si notavano delle prime timide sperimentazioni elettroniche e, con il side project Blakq Audio i due ci han dato dentro. Atmosfere che vagano tra l’industrial à la Nine Inch Nails e gli ultimi Depeche Mode, quelli più danzerecci, con delle parti di Euro-disco molto anni ’90, cioè molto tamarre. E qui iniziano i problemi. Mi scopro ad apprezzarle certe tamarrate! Quelle casse secchissime, quei synth finti, quelle rullate che neanche in un pezzo di Corona (la cantante, non il galeotto, nda). CexCells non sarà il disco dell’anno e forse nemmeno del mese ma è una produzione curiosa che incuriosirà senz’altro i fans degli AFI (i pochi rimasti) e farà loro capire a cosa stavano pensando Davey e Jade mentre registravano Decemberunderground!

Voto: 6/10

FOO FIGHTERS – ECHOES, SILENCE, PATIENCE AND GRACE (ROSEWLL/RCA)

I Foo Fighters mi hanno abituato ad un livello qualitativo talmente alto che quando fanno un disco forse un po’ sotto le mie aspettative sento dire da tutti che è un capolavoro! Mi spiego meglio: i suoni sono da brividi, le canzoni funzionano, la voce di Dave Grohl è ai massimi storici. Però mi pare manchi un po’ di quella sana cattiveria, di quella voglia di urlare contro tutto e tutti che anche a più di quarant’anni sembrava non abbandonare mai il nostro eroe. Ci sono un sacco di chitarre acustiche, un’ospitata di Miss Kaki King, la sacerdotessa del tapping furioso, una canzone dedicata ai minatori di Beaconsfield che, intrappolati nella miniera decine di metri sotto terra se la facevano passare ascoltando i Foos. Nonostante tutto non riesco a godermelo come mi son goduto altri loro album. – Cazzi tuoi! – direte voi. Giustamente, il problema non sono certo i Foo Fighters, ma il sottoscritto, rimasto spiazzato da questo rockettone grosso e potente, da tutte queste ballatone che da uno che ha fatto il diavolo in un film dei Tenacious D non ti aspetti. Sembra un disco dei Pearl Jam. E non è un complimento.

Voto: 6,5/10

MY AWESOME MIXTAPE – MY LONELY AND SAD WATERLOO (I DISCHI DE L’AMICO IMMAGINARIO/MY HONEY RECORDS)

La prima (e per ora unica) volta che incontrai Paolo Torreggiani, il deus ex machina dietro ai MAM, stava scendendo dalla sua macchina e pensai tra me e me: “Perdio! Ho ingaggiato un gruppo pop e mi sono arrivati i Mars Volta! Mitico!”. Una volta tornato coi piedi per terra scoprii che Paolo e Omar Rodriguez Lopez hanno in comune solo gli occhiali e la chioma riccioluta. “Noi facciamo pop per ragazzine” mi disse. Non proprio roba da Mars Volta. Il pop per ragazzine però è fatto tremendamente bene. Ci sono le batterie plasticose, le chitarrine giuste, la voce molto nasale, i cori che ti prendono, la cassa che batte. “My Lonely And Sad Waterloo” è comunque un album dal mood molto triste, profondo, sentito, costruito attorno al significato della sconfitta, analizzata nei suoi molteplici aspetti. È un album adolescenziale, fatto da chi nell’adolescenza ancora ci sguazza e quindi con un’onestà e freschezza che non è molto facile trovare in giro, di questi tempi. Un disco da avere, una band da seguire, senza alcun dubbio!

Voto: 7/10

PLASTISCINES – LP1 (VIRGIN RECORDS)

Esperimento: quante volte riuscirà il nostro giovane recensore a parlare dell’aspetto fisico di queste quattro avvenentissimissime fanciulle parigine piuttosto che parlare del loro cd, LP1? Le Plastiscines, come già detto sono delle notevolissime ragazze francesi che suonano una sorta di garage-pop molto poco garage, con testi allegri, ironici e divertenti. Cantano un po’ in inglese e un po’ in francese, per non farsi mancare nulla e sono da ritenersi il peggior colpo basso che una major possa fare a noi maschietti che ascoltiamo il rock’n roll! Le canzoni sono tutte molto orecchiabili, con un sacco di coretti botta-e-risposta, le chitarre grezze per finta e la batteria minimale che fa il suo dovere. Insomma, non proprio il gruppo ideale per un metallaro ma credo che nemmeno i fans di Nikki and the Corvettes apprezzeranno questo ennesimo tentativo da parte di una multinazionale dei dischi di prendere e infiochettare per bene quattro stupende ragazze e venderle come il fenomeno rock’n roll del momento. Ecco, ho finito la recensione, ho dato contro alle major e son riuscito a recensire quattro ciccine citando solamente quattro volte il fatto che sono ciccine. Cinque. Meno lucidalabbra e più contenuti, please!

Voto: 4,5/10

 

 

 

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