Una domanda, repentina:
– Da quanto va avanti questa storia?
Lui, tradendo un po’ di nervosismo:
– Quasi tre anni, giorno più e giorno meno.
– Troppi, non trovi? Tre anni e siamo di nuovo al punto di partenza.
– Già. Che dici tu?
– Dico che è ora di crescere e dirsi le cose come stanno. Siamo adulti, non trovi?
– Si, hai ragione. Dobbiamo guardare le cose da un nuovo punto di vista. Dobbiamo smetterla con il prenderci in giro.
– Si. E dico che in tre anni, tre, non abbiamo concluso niente! O quasi. Mi sento male.
– Dai, non fare così! Non è vero!
– Pensaci bene, perdio. Non ci siamo mossi di un millimetro. A cos’è servito tutto questo tempo?
– Si, forse hai ragione. Mi spiace. Soprattutto perchè gran parte della colpa ce l’ho io.
– No, non è vero. Non dire così. Non è un discorso di colpe. È un discorso di obiettivi, di sogni e di forza di volontà. E noi quella non l’abbiamo mai avuta.
– Già. Beh, quindi buona fortuna. Esagero se ti dico buona fortuna?
– No, non esageri. Buona fortuna anche a te. Ne avremo bisogno.

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