ALCEST – SOUVENIRS D’UN AUTRE MONDE (PROPHECY PRODUCTIONS)

Ascoltare Souvenirs D’Un Autre Monde è come chiedere ad un bambino di tre anni di disegnare il mondo, o di rappresentare un sogno. Allora il bambino prenderà i pastelli, l’album da disegno ed inizierà a riempire il foglio di colori, raggi di sole, creature inventate lì per lì, figure allo stesso tempo armoniose e inquietanti. Trasposizioni oniriche della realtà che percepisce, comunque. Questo disco è fatto seguendo lo stesso principio. Neige, l’identità che si cela dietro al progetto Alcest è proprio come un bambino che gioca coi suoni, con i rumori, con i ricordi dei dischi black metal che ascoltava anni addietro e con le sensazioni che gli regalano i luoghi in cui vive. Souvenirs D’Un Autre Monde è tutto un susseguirsi di chitarre acustiche, distorsioni shoegaze, batterie vanagloriose, voci suadenti e melodie delicate. È un piccolo mondo moderno fatto di note che quando lo ascolti te lo vedi davanti il bambinetto che ti sventola il foglio, orgoglioso della sua opera. E subito i grandi se lo passano di mano in mano, analizzano, tentano di estrapolare quando alla fine basterebbe solo lasciarsi trasportare e tutto sarebbe chiarissimo.

STONES FROM THE SKY – NEUROSOUND COMPILATION VOL. 1

Succede raramente, ma quando succede è bellissimo. Succede di scovare nel sottobosco musicale italiano delle perle bellissime. Succede che dei ragazzi che gestiscono un forum si diano da fare e pubblichino una compilation che raccoglie tutti i migliori gruppi post-rock, post-core, post-tantealtrecose italiani. Basta andare su http://neuroprison.blogspot.com per poter scaricare gratuitamente i due dischi, X e Y che compongono questa raccolta. Oltre, ovviamente all’artwork in formato pdf. Gruppi ben noti agli amanti delle sonorità cupe, come Vanessa Van Basten, One Starving Day e Lento, si mescolano ad altri astri nascenti come Last Minute To Jaffna, Orbe e soprattutto Three Steps To The Ocean. Un tuffo nell’oscuro, un’immersione attraverso fondali tenebrosi e pesanti, per riportare alla luce alcuni dei più bei tesori italiani, autori di un genere difficile quanto affascinante. Per tutti gli amanti di Neurosis, Isis, Cult Of Luna e Today Is The Day sarà cosa dolce e piacevole scoprire di avere vicino a casa una “scena” così qualitativamente e quantitativamente pregevole.

WU-TANG CLAN – 8 DIAGRAMS (WU MUSIC/MOTOWN)

Quando dollari, fama e tragedia ti travolgono poi non è difficile riuscire a essere graffianti come prima. Se sei il Wu-Tang Clan però non è affatto impossibile licenziare uno dei migliori dischi hip-hop degli ultimi anni. In sei anni ne sono cambiate di cose. Più o meno tutti i membri del Clan si sono costruiti una solida carriera solista, chi con fortuna chi meno. ODB non c’è più e il fatto che 8 Diagrams sia il primo disco dopo la sua scomparsa carica di significati extra-musicali un lavoro di RZA, di Method Man e del resto della combriccola. Brilla su tutti Ghostface Killah mentre il lavoro degli altri procede a stento, costellato di campioni di chitarre buttati qua e là. Campioni di chitarre di John Frusciante, tra l’altro, forse troppo preso dal lavoro con il Wu-Tang Clan per riuscire a scrivere uno straccio di canzone decente con il suo gruppo. Ma questo è un altro discorso. Le liti e i i problemi in fase di produzione si sentono tutti nell’andamento altalenante del disco ma nonostante ciò questo è un album che può concersi il lusso di guardare dall’alto quasi tutto ciò che di hip-hop si vede e si sente in TV.

SEAWORTY – MAP IN HAND (12K)

Quanto mi piacerebbe possedere una delle prime copie di Map In Hand! La prima tiratura fu di 128 copie, numerate a mano e serigrafate singolarmente una diversa dall’altra. Oltre che per il packaging, quest’album spacca anche per i contenuti. Allo stato attuale è uno tra i miei dischi ambient preferiti. È così etereo, così placido. È composto per la maggior parte di drone, feedback e di field recording. Successivamente ne uscirono altre versioni, fino all’ultima, quella che sto ascoltando. Quella più scarna, quella dove domina l’ambiente, dove domina l’arte di andare in giro con il registratore portatile e catturare il suono del momento di quel dato luogo e inbrigliarlo in una struttura fatta di chitarre e synth. Ecco, descritto così potrebbe sembrare un po’ come quelle figurine rarissime, di quando da piccoli si faceva la raccolta dei calciatori panini. Un tesoro inestimabile per chi la trova ma della stessa utilità Quando trovi Map In Hand e lo ascolti sei felicissimo, ma un po’ triste perchè sai che non frega niente a nessuno.

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