BROTHOMSTATES – CLARO (WARP)

Brothomstates è l’anagramma di Bathroom Test ed è pure lo pseudonimo con cui il finlandese Lassi Pekka Nikko si diletta a fare musica IDM. IDM sta per Intelligent Dance Music e anche se non mi posso considerare un drago in fatto di IDM mi piace pensare che più o meno tutti una volta ci abbiamo avuto a che fare, magari quando l’amico nerd ci ha fatto sentire (sogghignando internamente) un disco di Autechre o Aphex Twin. Brothomstates non avrà sicuramente la fama e il fascino mainstream di questi ultimi due, ma sicuramente ci sa fare tanto che la Warp si è accorta di lui e lo ha scritturato. Mica roba da poco. Claro non è il suo ultimo disco, ma sicuramente è il più bello, il più complesso e il più affascinante. È pieno di ritmi downtempo, di atmosfere ambient, è un disco figlio del suo luogo di provenienza insomma e merita ben più di qualche ascolto da parte di amanti del genere o di topi da discoteca, intesa come il luogo dove si conservano i dischi, non dove si balla e ci si prova con le ragazze.

I’MSONIC RAIN – I’MSONIC RAIN

Ci sono due cose che faccio spesso e volentieri: navigare tra le decine di fornitissimi “mp3 blog” che si trovano in rete e andare a vedere più concerti che posso. E se ciò è indicativo del perchè, come direbbe mia madre, non ho ancora uno straccio fidanzata, d’altro canto mi permette di essere sempre più o meno aggiornato su quanto c’è di interessante da ascoltare e poi anche da vedere dal vivo. Capita poi che mi metta a scaricare, completamente a caso, l’album omonimo degli I’msonic Rain e, cercando informazioni su di loro, vengo a scoprire che abitano a un’ora di macchina da casa mia. E allora mi mangio i capelli per non averli mai visti dal vivo perchè questo piccolo disco autoprodotto è veramente un gioiellino DIY. E qundo dico gioiellino non esagero! Le ambientazioni sono le classiche del post-rock sperimentale quindi feedback, suoni lunghissimi, e-bow, saliscendi tortuosi, batterie piene di ambiente, il rumore della pioggia che sembra uscire dalle casse dello stereo. Il classico disco che se uno avesse la fidanzata, come sottofondo funzionerebbe alla grande, insomma!

MOVUS – MOVUS

Appena ho visto la copertina di Movus non ho resistito. Era troppo bella e non riuscivo a staccarci gli occhi di dosso. Chissenefrega se il nome Movus non mi dice niente! Scopro così che in Messico, a Guadalajara c’è questa band che suona post-rock à la maniera dei Mogwai, per intendersi. E insomma, da una band messicana ti aspetti tutto fuorchè le atmosfere crepuscolari, le chitarre con i riverberi lunghissimi e la batteria che sale e scende di dinamica che sei sempre lì attento perchè potrebbe succedere qualcosa da un momento all’altro. Cioè, d’accordo il non avere pregiudizi ma io una band del genere la identificherei in quattro o cinque ragazzi scozzesi, o finlandesi o del Massachusetts. Ecco fatto questo outing sulla mia ristrettezza mentale, non posso non crogiolarmi ad ascoltare Movus, per tutta l’ora di durata, con gli occhi chiusi e pensare che prima o poi le band post-rock conquisteranno il mondo e tutto sarà più bello e le radio passeranno singoli di quindici minuti senza nessun cantato e Vincenzo Mollica intervisterà i Cult Of Luna dopo il telegiornale e a Sanremo vinceranno i Giardini Di Mirò…

VON SPAR – VON SPAR

Questo è un disco che potrebbe essere tranquillamente uno dei dischi più belli di tutto l’anno. È quel tipo di album altamente derivativo, dove se uno si mette lì con un po’ di attenzione, una matita e un bloc notes esce con una lista di gruppi che vi ha riconosciuto che non finisce più. È anche il classico disco da non consigliare a chi la musica la consuma e non la ascolta, a chi non ha la pazienza di ascoltare e riascoltare alla ricerca di nuovi livelli di lettura. È un disco nel quale io ci ho sentito i Sunn 0))), i Godflesh, i Neurosis, gli Einsturzende Neubauten, il kraut-rock ma a tratti si trovano delle influenze acid-jazz o addirittura tribali. La classica cosa da lasciarmi stordito per tutta la giornata e pure per quella seguente e per quella dopo ancora. Von Spar è diviso in due parti, i due lati del vinile, ovviamente, una di ventidue minuti e una di quasi diciotto. Un’impresa difficilissima senza un adeguato allenamento, ma magari dopo essersi fatti l’orecchio con gli altri dischi recensiti in questo numero la salita diventa meno aspra.

 

 

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