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Stamattina, in un eccesso di zelo, entusiasmo e chi lo sa che altro, ho deciso di aprire un mio account su del.icio.us.
Nella mia pagina personale troverete la lista dei miei segnalibri con i link ai miei articoli e blog preferiti.
Meglio tardi che mai.

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Chiedo perdono ai miei pochi ma affezionati lettori per il continuo cambio di layout. Saranno le giornate che si accorciano, la tesi che dall’altro lato della scrivania mi guarda come un cagnolino bastonato, la pila di libri da leggere, i concerti da organizzare e tra qualche tempo da “procacciare” ,ma non trovo pace.
Del resto ero affezionato al precedente template, quello verdino, con l’alberello. Però lo sentivo poco mio. Con questo è lo stesso. Appena tempo e andamento delle borse mondiali lo permetterano credo upgraderò il mio account qui su wordpress e mi metterò in cerca di un programmatore di css che farò lavorare giorno e notte, giù nello scantinato, fino al raggiungimento del risultato che più mi aggraderà. O in alternativa farò da me, previa consultazione di qualche manuale.

In principio era Myspace. Tutti a farsi il profilo nel più grande Social Network esistente. Chi non ne ha avuto uno scagli la prima pietra, please.
Etichettato come: utile se hai qualcosa da proporre o da vendere. Tremendamente inutile in tutti gli altri casi. Conosco gente che grazie a Myspace scopa un casino ma tant’è.

Poi venne Last.fm, piattaforma autodefinitasi “rivoluzionaria” che prende tutto ciò che ascolti e lo classifica e lo conteggia e a fine settimana ti recapita bella impacchettata la tua personale hit parade. Utilissimo come radio on-demand e come librone da sfogliare per scoprire nuovi gruppi thailandesi o sub sahariani.

Bellissimo è aNobii. Il Last.fm dei libri. Sarà il contrasto così anacronistico tra la pagina stampata e il web duepuntozero, che ha molto di romantico hi-tech, come quando il nostro eroe, con la corazza in alluminio pressofuso del pianeta Von e il fucile a raggi betagammaculo, bacia la bella principessa delle stelle prima di partire per la missione intergalattica. Utile e, almeno nel mio caso, non dannoso.

Oltre a questi, ci sono Flickr e Tumblr. Il primo per contenere tutte le foto che facciamo e taggarle, commentarle, classificarle etc etc. Il secondo per i blogger frettolosi, o per quelli che oltre al blog utilizzano un blocconote dove appuntare link, video, canzoni e un sacco di altre cose.

Sicuramente questa prima genia di Social Network ne avrà figliate altre. Penso a Facebook e Hi5, nipotini un po’ sfigati di MySpace. Penso a come MSN abbia ammodernato gli spazi dedicati ai propri utenti, in modo da renderli una community che interagisce.

Ecco, mentre in tutto questo un senso lo trovo, mi sfugge il vero scopo di Twitter. A parte che tutti i Twitter che ho letto sono fighissimi e sembrano scritti da dei collegiali di Boston che hanno un sacco di problemi ma quasi solamente di natura intellettuale, perchè una persona deve aggiornare i propri “followers” su ciò che sta facendo? Che poi, mentre uno aggiorna il Twitter dovrebbe scrivere quello che realmente sta facendo, cioè: Pipino sta aggiornando il proprio Twitter. E dopo mezz’ora: Pipino sta scrivendo un’altro shout su Twitter. Vabbè, cazzata.

Il succo del post comunque voleva essere: inizio a pensare che il social networking stia diventando un tantino autoreferenziale. Ergo, datemi dieci motivi validi per cui io dovrei fare un account su Twitter. O dei motivi per cui voi l’avete fatto e con tanta passione lo tenete aggiornato.

Ps: questo post è chiaramente e molto ironicamente ispirato da fatti e persone realmente esistiti. Anzi, esistenti!
Pps: nonostante la curiosità e la bramosia con cui attendo risposte e commenti, l’account su Twitter non lo farò comunque. Tiè!

Questo è un post congiunto tra Apocope e six feet over/under. Tratta di un tema che ci sta molto a cuore, e che pensiamo possa e debba stare a cuore anche a molti altri blogger e musicofagi come noi.

Sentiti libero di copiare questo post e riportarlo nel tuo blog o di linkarlo, se ritieni di essere d’accordo con quanto scritto qui.

Riportiamo una piccola parte, molto significativa, di WHEN PIGS FLY: THE DEATH OF OINK, THE BIRTH OF DISSENT, AND A BRIEF HISTORY OF RECORD INDUSTRY SUICIDE, un articolo pubblicato da Rob Sheridan sul suo blog demonbaby lo scorso 24 ottobre.

Rob Sheridan è un giovane grafico, fotografo e videoartist che collabora da tempo in strettissima maniera con i Nine Inch Nails. Abbiamo deciso di tradurre la parte conclusiva e “programmatica” del lunghissimo articolo per i pigri e per quelli che con l’inglese ci fanno a cazzotti. Chiaramente la cosa migliore da fare è andare direttamente alla fonte e leggere tutto quanto. Illuminante, soprattutto perchè viene da una persona che lavora e ha lavorato a stretto contatto con artisti e major e che ha una chiara visione di ciò che il music business è stato e, probabilmente, sarà.

[…]

Allora, cosa possiamo fare tu ed io per aiutare ad aprire la porta sul mondo nuovo? La bellezza di Oink era il modo in cui i fan si sono presi carico, di propria spontanea volontà ed in maniera iper-efficiente, dei ruoli di distribuzione che alle etichette sarebbero tradizionalmente costati milioni di dollari. Gli amanti della musica hanno dimostrato che sono disposti a spendere tempo ed energie nella musica più di quanto siano disposti a spendere soldi. È tempo di mostrare agli artisti che non c’è limite a ciò che un vitale bacino di fan su internet è in grado di realizzare, mentre tutto quello che chiederanno mai in cambio sarà della musica. Ed è tempo di mostrare alle etichette che si sono lasciate sfuggire un’immensa risorsa non accogliendo queste occasioni a braccia aperte quando ne avevano l’opportunità.

  1. Smetti di comprare musica dalle major. Punto. L’unico modo per imporre un cambiamento è colpire le etichette dove fa male: nei profitti. Le grandi etichette in questo momento sono come Terry Schiavo – sono collegate a delle macchine che le tengono in vita, sbavano in stato di coma, mentre dei tizi con capelli bianchi e vestiti eleganti tentano di cambiare le leggi per mantenerle in vita. Il fatto è che qualunque persona razionale vede che ormai è troppo tardi e che è tempo di staccare la spina. In questo caso, il cavo sono i nostri soldi. Cerca quali etichette appoggiano o sono membri della RIAA e di simili associazioni in favore del copyright e non dare loro sostegno in qualsiasi modo. The RIAA Radar è un ottimo strumento per sapere quali etichette ne fanno parte. Non comprare CD, non comprare da iTunes, non comprare da Amazon, etc. Ruba tutta la musica che vuoi, se viene pubblicata da una major. È semplice, e nonostante la politica di terrore attuata dalla RIAA può essere fatto senza pericolo, specialmente se sempre più gente lo fa.

    Invia delle lettere a queste etichette, e alla RIAA, spiegando con calma e professionalità che non sosterrai più i loro affari, per le loro testarde politiche atte a spaventare gli appassionati di musica, e per la loro incapacità di presentare una soluzione lungimirante per la distribuzione digitale. Dì loro che sei convinto che il loro modello di business è obsoleto, e che sono finiti i giorni in cui le compagnie possiedono il lavoro degli artisti. Spiega chiaramente che continuerai a sostenere direttamente gli artisti in altri modi, e spiega MOLTO chiaramente che la tua decisione è il diretto risultato delle azioni e omissioni della casa discografica in merito alla musica in formato digitale.

  2. Sostieni direttamente gli artisti. Se un gruppo che ti piace è costretto a rimanere sotto major, ci sono una miriade di modi con cui puoi sostenerlo senza comunque comprare i loro CD. Parla di loro con tutti quelli che conosci – metti in piedi un sito del gruppo, se sei un vero appassionato. Vai ai loro concerti quando vengono nella tua città, compra magliette e altro merchandise. Un piccolo segreto: qualunque cosa venduta dal gruppo che non contenga musica è fuori dal controllo dell’etichetta discografica e sostiene economicamente l’artista molto più di quanto non possa fare l’acquisto di un CD. Magliette, poster, cappelli, portachiavi, adesivi…

    Manda una lettera al gruppo, e dì loro che non hai più intenzione di comprare la loro musica anche se continuerai ad ascoltarla, facendo passaparola e sostenendola in altri modi. Dì loro che hai preso questa decisione perché stai tentando di imporre con la forza un cambiamento all’interno dell’industria musicale, e che non contribuirai economicamente al sostentamento di etichette affiliate alla RIAA che possiedono la musica dei propri artisti.

    Se ti piacciono gruppi che pubblicano per piccole etichette indipendenti e non affiliate alla RIAA, compra i loro album! Sosterrai la band che ti piace e anche il duro lavoro di persone che mettono passione nelle loro piccole etichette discografiche rivolte al futuro. Se ti piacciono gruppi completamente indipendenti che producono e pubblicano musica con le proprie forze, sostienili il più possibile! Paga la loro musica, compra il loro merchandise, parla di loro con i tuoi amici e aiutali nella promozione online – dimostra che una rete di fan entusiasti è la miglior pubblicità che una band possa chiedere.

  3. Diffondi il messaggio. Fai avere questo messaggio a quante più persone possibile – scrivilo sul tuo blog, sul tuo MySpace e, cosa più importante: dillo ai colleghi di lavoro, ai famigliari, ai tuoi amici, alla gente che magari non ha la tua stessa familiarità con internet. Insegna loro come usare i torrent, mostra loro da dove possono prendere musica gratuitamente. Spiega loro come sostenere gli artisti facendo morire di fame le major, chi dovrebbero sostenere e chi non dovrebbero aiutare.

  4. Diventa politicamente attivo. Il modo più veloce per porre fine a questa situazione senza senso è cambiare le leggi che regolamentano la proprietà intellettuale. Le major influenzano i politici per manipolare le leggi sul copyright nei loro interessi, quindi noi elettori dobbiamo influenzare i politici per gli interessi della gente. Contatta i tuoi rappresentanti locali. Spiega loro educatamente e chiaramente che credi che le leggi sul copyright non riflettano più gli interessi della gente, e che non voterai per loro se continueranno ad appoggiare gli interessi della RIAA. Consiglia loro di portare proposte di legge che aiutino a cambiare le leggi superate e le abnormi sanzioni che promuove la RIAA. […]

Ora che Oink è stato chiuso mi chiedo dove andrò per scoprire nuova musica. Tutte le opzioni esistenti, in modo particolare quelle legali, a confronto sono deprimenti. Mi chiedo quanto tempo debba passare prima che tutti possano legalmente sperimentare quel tipo di nirvana musicale a cui gli utenti di Oink erano abituati. Non sono troppo preoccupato – sicuramente nascerà qualcosa di ancora migliore dalle ceneri di Oink, e la RIAA riponderà con altre cause ed altri processi e il ciclo si ripeterà ancora ed ancora, fino a che l’industria musicale non morirà dissanguata.

E allora tutto quanto potrà cambiare, e sarà nelle mani degli artisti, dei fan e di una nuova generazione di imprenditori il potere di decidere come funzioneranno gli affari nel mondo della musica. Che tu sia d’accordo o meno, questo è un dato di fatto. È inevitabile – perchè la determinazione dei fan nel condividere e scambiarsi musica è molto, molto più forte della determinazione delle multinazionali nel fermare tutto questo.

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