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Lei mette questa T-Shirt quando va alla mensa dell’università.

È definitivamente Vero Amore.

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“S’incomincia con un temporale. Siamo arrivati ieri sera, e ci hanno messi a dormire come sempre nella camera grande, che poi è quella dove sono nato. Coi tuoni e i primi scrosci della pioggia, mi sono sentito di nuovo a casa. Erano rantolii, onde che finivano in uno sbuffo: rumori noti, cose del paese. Tutto quello che abbiamo qui è movimentato, vivido, forse perchè le distanze sono piccole e fisse come in un teatro. Gli scrosci erano sui cortili qua attorno, i tuoni quassù soprai tetti; riconoscevo a orecchio, un po’ più in su, la posizione del solito Dio che faceva i temporali quando noi eravamo bambini, un personaggio del paese anche lui. Qui tutto è come intensificato, questione di scala probabilmente, di rapporti interni. La forma dei rumori, e di questi pensieri (ma erano poi la stessa cosa) mi è parsa per un momento più vera del vero, però non si può rifare con le parole.”

Luigi Meneghello, 1922 – 26 giugno 2007

Incipit è perchè oltre Federico Moccia c’è un mondo tutto da scoprire.

 

Rasmus e il vagabondo
di Astrid Lindgren

 

Rasmus stava a cavallo dell’abituale ramo biforcuto in cima al tiglio, pensando a tutte le cose che gli sarebbe piaciuto eliminare dal mondo. Innanzitutto, le patate! Quantunque, bollite e servite col sugo come cena domenicale, non fossero poi tanto male; il guaio cominciava quando stavano crescendo per tutto il campo – una vera benedizione di Dio – e si era costretti a rincalzarle.

Anche della signorina Poiana, Rasmus avrebbe fatto volentieri a meno. Perchè era lei che diceva: “Domani, per tutto il giorno, rincalzeremo patate”. Rincalzeremo, diceva, ma non certo perchè la signorina Poiana avesse intenzione di dare una mano. No davvero: erano Rasmus, Gunnar e Pietro-il-Grosso quelli a cui toccava starsene bocconi a faticare nel campo di patate per tutta l’interminabile giornanta estiva, mentre passavano i ragazzi del villaggio che andavano a tuffarsi nel fiumicello! I superbi ragazzi del villaggio, a proposito, anche loro sarebbe stato meglio eliminarli!

 

 

New Thing
di Wu Ming 1

 

Prologo. 12 aprile 1967

 

Il coro prova nell’aula di una scuola elementare. Niente audizioni, chiunque può venire. Sa cantare? Canterà. Può ascoltare, bere caffè, guardare i disegni dei bimbi alle pareti.

Stasera ce n’è di gente nuova. Presentazioni, strette di mano. Questa è l’aula di mio figlio. Il bidello è mio cugino. In bagno c’è la scritta che ho fatto sette anni fa con un chiodo.

Anita ha un sorriso per tutti, ascolta le voci, divide le persone in tre gruppi poi le fa sedere in cerchio. Sulla lavagna il testo di uno spiritual.

Anita canta i primi versi, provando l’intonazione su un pianoforte verticale. Insegna le parti, fa cantareuna sezione alla volta. La prendi troppo bassa o troppo alta, voci che si rompono, colpi di tosse, risate. Anita spiega i rudimenti: “Seconda voce”, “Chiamata e risposta”…Passano di mano tazze di caffè.

E ora tutti insieme. Un ragazzo siede al piano, Anita canta.

 

I feel like, I feel like, Lord
I feel like my time ain’t long.

 

 

Estensione del dominio della lotta
di Michel Houellebecq

 

Venerdì sera sono andato a una festicciola a casa di un collega di lavoro. Eravamo una trentina, tutti quadri di medio livello, tra i venticinque e i quarant’anni. A un certo punto una scema ha cominciato a spogliarsi. Si è sfilata la maglietta, poi il reggiseno, poi la gonna – il tutto facendo delle smorfie incredibili. È rimasta così qualche secondo, ad ancheggiare in mutandine; poi, non sapendo più che fare, si è rivestita. Peraltro è una che non la dà a nessuno; il che sottolinea l’assurdità del suo contegno.

Dopo il quarto bicchiere di vodka ho cominciato a sentirmi malissimo e sono andato a sdraiarmi su un mucchio di cuscini dietro il divano. Poco dopo, due tizie sono venute a sedersi proprio sul divano. Faccio presente che si tratta di due tizie tutt’altro che belle, anzi, due racchie totali. Vanno sempre a mensa in coppia e leggono libri sullo sviluppo del linguaggio nei bambini, non so se capite il genere.

Appena sedute hanno cominciato a commentare l’evento del giorno, cioè che una delle impiegate era venuta in ufficio con una minigonna assurdamente mini, raso-chiappe.

del.icio.us

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